Infortuni in Nazionale quale tutela per i club

Ogni volta che i campionati si fermano per la pausa dedicata alle partite delle nazionali, tutti tremano. Dai tifosi in ansia per i loro beniamini, passando per gli allenatori preoccupati per la formazione da mettere in campo, fino ai dirigenti, che devono affrontare le possibili conseguenze non solo sportive, ma anche economiche.

Stiamo parlando del rischio infortuni per i calciatori impegnati con la nazionale del loro paese. Un problema all’ordine del giorno e solo in parte affrontato dalla FIFA.

Per anni i maggiori club, a partire da quelli europei, hanno richiesto di essere tutelati in caso di infortunio di un loro tesserato durante gli impegni con la rispettiva nazionale, arrivando fino ad avanzare richieste di risarcimento alle federazioni (si pensi al celebre caso Bayern Monaco/Federazione Olandese per l’infortunio occorso a Robben durante i mondiali sudafricani). I club infatti si trovavano costretti a corrispondere gli stipendi a giocatori non in grado di fornire la prestazione sportiva per la quale erano stati ingaggiati.

La svolta avviene nel 2012. È in tale anno che, per la prima volta, a spese dell’UEFA, in occasione di Euro 2012 in Polonia e Ucraina, venne stipulata una assicurazione a copertura degli infortuni dei soli giocatori tesserati per club europei.

Sulla scia di tale iniziativa, a seguito della approvazione in occasione del Congresso di Budapest nel maggio 2012, la FIFA ha attivato il Club Protection Programme (CPP) a copertura degli infortuni occorsi ai giocatori professionisti[1], tesserati per i club di tutte le federazioni affiliate, in occasione degli incontri delle nazionali maggiori inseriti nel FIFA International Match Calendar[2], e nell’ambito dei giochi olimpici.

Si tratta di una assicurazione, stipulata a cura della FIFA, che copre il rischio infortuni dei giocatori impegnati con le rispettive nazionali, garantendo un risarcimento per le perdite cui va incontro ciascun club, con particolare riferimento allo stipendio del calciatore, che non potrà offrire la propria prestazione sportiva durante il periodo di recupero dall’infortunio.

La copertura opera per gli infortuni occorsi nel corso tutto il periodo nel quale un giocatore è a disposizione della propria nazionale, compresi allenamenti, viaggi e spostamenti da e verso casa o il club di appartenenza[3].

Limiti al risarcimento, “franchigia” ed esclusioni

I risarcimenti previsti sono soggetti ad alcuni limiti:

  • capienza massima annuale insuperabile del CPP (“aggregate limit”) pari ad 80 milioni di Euro;
  • limite massimo pari a 7,5 milioni di Euro per giocatore per infortunio;
  • pagamento in misura proporzionale giornaliera pari ad un massimo di Euro 20.548,00, per un periodo massimo di 365 giorni.

La misura del risarcimento nell’ambito di tali limiti è determinata tenendo conto dello stipendio fisso (compresi gli oneri previdenziali) che il club è tenuto contrattualmente a corrispondere al proprio tesserato. Sono dunque esclusi dal calcolo tutti gli importi variabili e gli eventuali bonus contrattuali.

Non sono invece in alcun modo protette le eventuali ulteriori conseguenze quali disabilità permanenti, il rischio morte ed i costi per i trattamenti medici.

Vi è poi una “franchigia” di 28 giorni, che non sono coperti dal CPP. In buona sostanza, il primo mese di infortunio è esclusivamente a carico della società.

Da segnalare che la copertura dal CPP non opera nel caso in cui il calciatore si infortuni alla medesima parte del corpo che sia già infortunata ed in corso di cura al momento della convocazione in nazionale. Questo con la sola eccezione delle fasi finali dei tornei continentali (ad es. Campionati Europei, Coppa d’Africa, …) e della Coppa del Mondo maschile e femminile in occasione delle quali la copertura continua ad operare a condizione che il medico della nazionale e del club di appartenenza concordino per iscritto sottoscrivendo modulistica apposita e fornendo documentazione medica di supporto che il giocatore ha ultimato il trattamento ed è in grado di giocare.

Procedure

La richiesta di risarcimento deve essere presentata entro il termine massimo di 28 giorni dall’infortunio, pena il rigetto della stessa.

Ogni richiesta, che deve essere presentata tramite apposito portale informatico, deve essere accompagnata da un serie precisa di documenti che attestino la tipologia dell’infortunio e le circostanze di tempo e di luogo dello stesso. Le lingue ammesse sono l’inglese, lo spagnolo, il francese ed il tedesco.

All’esito delle verifiche da parte di una apposita commissione, che può richiedere integrazioni documentali, il club viene informato della decisione assunta.

Entro 30 giorni dalla decisione, su base mensile, verrà dunque corrisposto il risarcimento, che viene versato esclusivamente al club.

Eventuali contenziosi con la FIFA in punto di diritto al risarcimento, saranno di competenza esclusiva del TAS di Losanna.

Aspetti irrisolti

Seppur il CPP tenti di venire incontro alle richieste dei club, vi sono ancora alcune criticità irrisolte.

Tra queste, l’assenza di copertura per i calciatori impegnati con le nazionali giovanili e la previsione dell’aggregate limit, superato il quale, eventuali ulteriori richieste, rimarrebbero inevase.

I grandi club hanno poi evidenziato come, per i grandi campioni, gli importi del risarcimento siano idonei a coprire solo in minima parte le perdite sofferte.

Da ultimo, alcuni problemi potrebbero sorgere dal fatto che la FIFA prevede espressamente che i pagamenti a favore dei club vengano effettuati solo una volta che la FIFA stessa abbia ricevuto la provvista dalle compagnie di assicurazioni con le quali ha stipulato le polizze.

Ancora la FIFA si riserva di diritto di cedere ai singoli club i propri crediti nei confronti delle assicurazioni stipulate ai fini del CPP, con la espressa previsione che eventuali contenziosi con le assicurazioni, che in caso di cessione dovrebbero essere gestiti dai club, sono sottoposti ad arbitrato secondo la legge svizzera e nel rispetto delle previsioni dei contratti di assicurazione, che i club non hanno potuto negoziare o conoscere.

[1] La FIFA ha precisato che, ai fini del CPP, è considerate professionista qual calciatore che abbia sottoscrittto un contratto scritto con il proprio club e che sia pagato per la sua attività calcistica in misura maggiore alle spese sostenute per praticarla.

[2] Si tratta del calendario concordato tra la FIFA, l’ECA (European Club Association), la FIFPro (federazione internazionale dei calciatori professionisti) e le sei federazioni continentali che individua le finestre destinate allo svolgimento di gare ufficiali e amichevoli tra squadre nazionali. Durante tali finestre i club hanno l’obbligo di mettere a disposizione i propri tesserati.

[3] La FIFA parla di “operative time”.

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