Il Vincolo Sportivo nel calcio giovanile e non professionistico

Nel mondo del calcio, lontano dai riflettori del calcio professionistico, c’è un problema irrisolto, che periodicamente torna all’ordine del giorno: il vincolo sportivo e la sua durata.

Il vincolo sportivo è il rapporto che sorge dal tesseramento e che lega il calciatore o la calciatrice alla società per la quale questi sono tesserati.

Mediante il tesseramento l’atleta avrà la possibilità di svolgere all’interno della FIGC, e nel rispetto delle regole da questa emanate, l’attività sportiva, obbligandosi a svolgerla esclusivamente in favore di una società.

In ambito professionistico il vincolo sportivo non crea particolari problematiche: la sua durata è infatti connessa a quella del contratto di prestazione sportiva sottoscritto dal calciatore. La presente analisi sarà perciò dedicata al problema del vincolo nell’ambito del calcio non professionistico[1] e giovanile, ove peraltro manca spesso la piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche del tesseramento.

  • Il vincolo fino a 14 anni

Fino ai 14 anni non vi sono problemi di sorta. Ogni tesseramento, sottoscritto da chi esercita la responsabilità genitoriale sul calciatore, ha necessariamente durata annuale. Al termine di ogni stagione si verifica dunque una sorta di svincolo automatico.

  • Il vincolo dopo i 14 anni

Successivamente al compimento del 14° anno iniziano i problemi.

In caso di tesseramenti con club di una lega professionistica, il calciatore, che verrà qualificato come “giovane di serie”, sarà vincolato fino al termine della stagione sportiva che ha inizio nell’anno in cui il calciatore compie il 19° anno (art. 33 c. 2 NOIF)[2]

Prima di tale scadenza, il calciatore, salva l’ipotesi di sottoscrizione di un contratto di prestazione sportiva con la società di appartenenza, ha solo due vie di fuga: lo “svincolo per rinuncia della società”, regolato dall’art. 107 NOIF o lo “svincolo per inattività della società” previsto dall’art. 110 NOIF per il remoto caso in cui la prima squadra non si iscriva, venga esclusa o rinuncia al campionato di competenza o subisca la revoca dell’affiliazione presso la F.I.G.C..

Nel caso invece di tesseramenti con club delle leghe dilettantistiche, il quadro è differente.

Ferma la possibilità, spesso ignorata, di tesserarsi con vincolo annuale fino ai 16 anni (art. 31 NOIF), dal 14° anno in poi è prevista la possibilità (che diviene dai 16 anni obbligo) di tesserarsi fino al termine della stagione sportiva entro la quale abbiano compiuto 25 anni. In tal caso vengono qualificati come “giovani dilettanti” (art. 32 c. 1 NOIF), per poi divenire, dal 18° anno, “non professionisti” (art. 32 c. 2 NOIF).

Tale vincolo pluriennale rappresenta in sostanza una “prigione” legalizzata, che determina spesso l’abbandono dell’attività sportiva.

Il calciatore infatti, oltre alle ipotesi sopra citate, per liberarsi dal vincolo avrà esclusivamente le seguenti opzioni:

  • svincolo per accordo con la società (art. 108 NOIF)
  • svincolo per inattività del calciatore (art. 109 NOIF)
  • svincolo per cambiamento di residenza (art. 111 NOIF)
  • svincolo per stipulazione di un contratto da professionista (art. 113 NOIF)

Tali ipotesi di svincolo, all’atto pratico, si dimostrano peraltro spesso di difficile percorribilità per alcuni ostacoli che ora vedremo.

Dietro lo svincolo per accordo si celano infatti spesso illegittime richieste di pagamenti in denaro al calciatore volti ad ottenere il placet della società.

Lo svincolo per inattività, conseguente alla mancata partecipazione ad almeno quattro gare ufficiali durante la stagione sportiva, pone problemi circa l’imputabilità o meno al calciatore di tale mancata partecipazione.

Lo svincolo per cambio di residenza poi è soggetto a limiti ben più ampi di quanto sembri. Il trasferimento deve avvenire in comune di altra regione e di provincia non limitrofa a quella della precedente residenza. Inoltre, lo svincolo può essere richiesto solo un anno dopo l’effettivo cambio di residenza o 90 giorni per il caso di minori trasferitosi con l’intero nucleo familiare.

Infine, anche di svincolo a seguito della stipulazione del contratto da professionista, incontra diversi limiti: il contratto deve essere stipulato entro il termine del 31 luglio di ogni anno, pena la necessità del consenso della società. Inoltre, spesso, l’intenzione della società professionistica viene bloccata dall’obbligo di corrispondere alla società di provenienza il premio di addestramento previsto dall’art. 99 NOIF. Questo, che può comunque essere ridotto a seguito di accordo, può arrivare anche a 93.000 Euro, andando così a costituire una sorta di tappo in uscita.

Prospettive di modifica

Se fino al 2004 il vincolo sportivo nel calcio giovanile e non professionistico era un vero e proprio ergastolo, in quanto illimitato, ora, con il limite del 25° anno, si può parlare solo di prigione. Una prigione che potrebbe durare 11 anni.

Una simile durata del vincolo impedisce sostanzialmente al grande popolo dei semplici amatori di praticare senza impedimenti e vincoli lo sport da loro amato e per il quale sono spesso disposti a sobbarcarsi i costi delle trasferte per raggiungere i campi di gioco sparsi per la penisola

Ciò, come ha anche avuto modo di evidenziare l’Associazione Italiana Calciatori presieduta da Damiano Tommasi, risulta in contrasto non solo con alcuni principi costituzionali, ma anche con principi stabiliti in ambito internazionale da svariate convenzioni.

L’AIC si sta dunque battendo per ridurre il vincolo sportivo al compimento del 18° anno di età[3].

 

[1] Secondo l’art. 29 delle Norme Organizzative Interne FIGC (note come NOIF) sono qualificati “non professionisti” i calciatori che svolgono attività per società associate alla Lega Nazionale Dilettanti, che giocano a Calcio a Cinque, che svolgono attività ricreativa, nonché le calciatrici partecipanti ai campionati di Calcio Femminile.

[2] Vale peraltro la pena ricordare che la società per la quale è tesserato il giovane di serie ha il diritto di stipulare con lo stesso il primo contratto di calciatore professionista per una durata massima triennale.

[3] Da ultimo si segnala in particolare l’intervento del 9 aprile 2019 nel corso di una audizione alla Camera durante i lavori per la stesura del Disegno di Legge in tema di Disposizione in Materia di Professioni Sportive.

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